COLLAGE

 

 

Tutto parte dalle mappe, composizioni immaginarie di territori mentali che già da tempo venivano create gettando sul tavolo o a terra ritagli di stoffe, riviste e piccoli oggetti. Tutto questo, distribuito sulla superficie, viene a comporre una texture che l’autore poi modifica secondo scelte estetiche o intuitive, o per accostamenti analogici. Praticamente, come scrive Elisabetta Longari in una nota critica, invece delle matite colorate usa campionari di tessuti, che offrono gamme cromatiche e trame di grande varietà e ricchezza.

La realtà di tutti i giorni è vissuta come serbatoio di meravigliosi materiali, reperti o residui di una quotidiana attenzione alle piccole cose e carte che si aggiungono alle stoffe. Piccole cose ma emblematiche di un sistema egemonizzante dal quale l’autore cerca di estrapolare un qualche elemento di senso. Ed è anche una necessità di ordine perché “mettendo le cose a posto” sarà più facile capire, trovare significato nel caos del mondo.

Ora, senza modificare il metodo, il processo si raffina isolando una parte della composizione elevandola a soggetto e sottoponendola a riproduzione fotografica, fermando così l’immagine, a volte effimera, nella pinacoteca digitale. Le opere così realizzate, fotografate ad altissima definizione con Hasselblad H5D 200c vengono riprodotte e certificate in tiratura limitata da Roberto Berné, raffinato stampatore, su carta Hahnemuhle Museum Etching.