Le conseil général

 

COMUNICATO STAMPA 

 

Dentro la maglia rigida, predeterminata, delle mappe urbane le persone, incanalate da edifici e strade, vengono fermate dallo sguardo perplesso dell’artista. Osservatore attento e sconcertato egli vede nell’asettico e ripetitivo svolgersi dei percorsi una imposizione all’ordine e all’obbedienza inconscia verso un apparato edilizio e viario che inquadra, induce e consiglia, con apparente indifferenza, il percorso da seguire. “Le Conseil Général”, titolo di un’opera da cui prende nome anche la mostra, è un ritaglio murale che suggerisce all’osservatore attento la scoperta del senso delle cose che andava osservando: rivela un significato che era nascosto. Vi è nel caso tutto l’aspetto che è proprio di una rivelazione: le imposizioni urbane si presentano come libere all’accesso ed alla scelta di percorsi e delle azioni. Ma non è vero. Quel segnale nascosto, inosservato ai più e comunque da decifrare, rivela il senso: è un “consiglio generale” cioè fate come prescritto! Vista la situazione l’artista fa il suo mestiere: ferma le immagini, le ritaglia, le ricompone, modifica la griglia entro cui le azioni si svolgono, evidenzia l’ossessiva ripetizione delle forme e della loro geometrica disumanità. Come nella “Flatland” di Abbot le persone tendono a diventare figure geometriche regolari adatte a comporsi in disegni piatti non diversi dai ritagli di facciate edilizie alle quali si uniformano seguendo la struttura/sistema. Il “format” urbano si impone e si riproduce in ogni luogo ed i suoi abitanti vi si adattano più o meno coscienti: attori di un copione già scritto e riscritto. Dramma esistenziale collettivo che la gabbia omogeneizzante cerca di nascondere e qualche volta di abbellire con trucchi cosmetici e che l’artista invece disvela. 

 

PRESS RELEASE

 

Inside the strict, preconceived grid of urban maps, people, funneled by buildings and streets, are stopped by the perplexed glance of the artist. Watchful and puzzled, in the aseptic and repetitive course of the routes he sees an unconscious imposition to order and obedience toward a construction and road gears that frames, induces and advises, with apparent indifference, the path to be followed. “Le Conseil Général”, the title of a work the exhibition is also named after, as a wall cutting suggesting to the focusing observer the discovery of the meaning of things he was looking at: it reveals an hidden meaning. Urban impositions seem to be free to access and to choose paths and actions. But it's not true. That hidden signal, unseen by most and yet to be decoded, reveals its sense: it's a “general advice” that means do as prescribed! Considered the situation, the artist does his job: captures images, cuts them, recomposes them, modifies the grill in which actions are carried out, underlines the obsessive repetition of shapes and of their geometric inhumanity. Just like in Abbot's “Flatland”, people tend to become regular geometric shapes to be composed in flat designs, not different from the facades they conform to following the structure/system. The urban “format” asserts itself and reproduces everywhere and its inhabitants adapt to it less or more consciously: performers of a script which was already written. A collective existential drama that the homogenizing cage tries to hide and, sometimes, to embellish with cosmetic tricks that the artist reveals.