MAGENTA

 

 

Artista eclettico e talentuoso, instancabile lavoratore e appassionato sperimentatore, Jacopo Prina è pioniere di nuovo modo di esprimersi attraverso la fotografia. Il punto di partenza sono collages polimaterici e policromatici, che poi cattura con la macchina fotografica come un alchimista che esegue esperimenti e ne presenta i risultati. La grande installazione Magenta rappresenta questo nuovo modus operandi dell’artista: ritagli di stoffa, fili, carta e oggetti delineano una mappa di simboli e linguaggi che punteggiano il nostro oggi. Ne emerge una forte componente ludica, oltre alla volontà di disgregare le forme e scoprire nuove esplosioni di materia e immagini.

Jacopo Prina si congiunge alla tradizione del collage del Novecento: pensiamo al cubismo analitico di Piccasso e Braque, ma anche al Futurismo italiano, ai dadaisti o a Robert Rauschenberg. Troviamo molto anche della tradizione ottocentesca, quando il ritaglio e l’incollatura di elementi diversi si utilizzava in ambito devozionale per comporre quadri religiosi. In questo senso l’artista applica un doppio processo di decostruzione e ricostruzione: la selezione nel reale di oggetti, materiali, stralci di stoffa, carta e ritagli di giornali, gli permette di prelevare campioni di reale e sovrapporre, coprire e scoprire una nuova dimensione. Ne emerge una realtà che in parte sfuma nell’astrazione attraverso una variegata gamma di colori, lettere e numeri, mentre in parte combina elementi figurativi e fantasiosi. L’artista gioca con linee verticali, circonferenze, frecce, lettere e parole, come collegamento sostanziale tra spiritualità di pensiero e creazione visiva, fino ad ottenere il risultato desiderato. Ecco quindi che estrapola diversi particolari del collage appena terminato e li fotografa. Prendono così vita nuovi sorprendenti particolari: l’artista crea accoppiamenti, scontri inediti, a volte sorprendenti e provocatori. Dal grande collage murale nascondo fotografie ad edizioni limitata, che ci fanno percepire nuovi intricati significati.

Le fotografie estrapolate dalla grande installazione Magenta tracciano nuove prospettive: abbinano elementi iconografici medievali all’arte concettuale di oggi; legano in senso ironico e provocatorio i lavori Spot painting di Daminen Hirst alle brochure Ikea; combinano i giocattoli infantili a nuovi miti e totem religiosi. Le immagini sono armoniche e di contrasto allo stesso tempo: sono il risultato di nuove trame, nuove storie di ieri e di oggi. Sono puzzle senza schema. Sono frammenti del reale strappati dal loro contesto e divenuti Arte.

Federica Morandi